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Prime fondazioni ecclesiali
Testi rivisti e parzialmente aggiornati dall’autore; si rinvia al volume per le illustrazioni, tabelle e documenti, note cartografiche e bibliografiche (di quest’ultime si mantengono i riferimenti per una prossima ristrutturazione
Chiesa della Madonna Della Lanna
 
 
Chiesa di San Leucio
 
 
particolare di un affresco nella Chiesa di Santa Maria Delle Grazie
 
 
Chiesa di Santa Maria Delle Grazie
 
 
Tomba del Venerabile Don Gaetano Tantalo
 
L’identificazione della Rocca di Cerro medioevale consente ora di rintracciare le prime fondazioni ecclesiali che testimoniano l’evoluzione degli insediamenti e connotano i sedimenti religiosi del periodo altomedioevale. 
Dalle cronache del tempo sappiamo che le case si costruivano intorno alle chiese e ai monasteri. Segnando una mappa degli antichi castelli Marsi, in comparazione con l’abitato che intorno all’anno mille ne ha riunite le genti, è possibile stabilire la provenienza di queste ultime e le relative istituzioni ecclesiali.
 
La formazione della Rocca di Cerro, nucleo originario dell’attuale Villavallelonga, si realizza con le genti provenienti dagli antichi castelli Marsi e si colloca nel periodo che chiude il primo millennio ed apre quello attuale. 
Secondo il Brogi, questi castelli non esistevano fino al l’VIII secolo e la loro edificazione va riferita al periodo successivo (49).
Il Di Pietro la fa risalire al IX e X secolo e ne fa una attenta ricognizione, osservando che nella Vallelonga erano «situati in quella lunga barriera che divideva i popoli Marsi dal popoli Volsci, come mostrano i svariati residui di muraglioni poligoni senza segno di malta che l’occhio indagatore con sua sorpresa anche adesso (1873) ammira in quei alti dirupi (50)».
I principali castelli erano i seguenti: Rocca di Acero, in contrada Aceretta con la chiesa di S. Leucio; Troja, a sud dell’Aceretta, fra Capra Giuliana e il rifugio di Coppo dell’Orso, che aveva la chiesa di S. Martino; Mesula (o Mensula), con la chiesa di S. Arcangelo, oltre il monte Formella; Castulo, nei pressi di S. Castro, al Cantone di Collelongo, con le chiese di S. Magno, S. Nicola e S. Angelo; Bettorica (o Vettorita), in vicinanza di Castulo, con le chiese di S. Martino e S. Maria Maggiore; Moscuso, anch’esso a poca distanza da Castulo, con le chiese di S. Biagio e di S. Leutichio (S. Leucio) che, secondo il Di Pietro, viene trasferita al castello di Rocca d’Acero, mentre è possibile il passaggio alle dipendenze dei Monaci di Montecassino, in quanto risulta compresa in un elenco di chiese benedettine della Marsica, compilato alla fine del XIII secolo (51-52).
  
Circa l’esistenza di tali castelli è possibile un riscontro con l’inventario dei beni del Conte Ruggero di Celano. Il documento del 1387 indica i luoghi che erano tenuti al pagamento dell’adoa al Conte e, fra questi, sono citati l’ara S. Blasii e S. Maria, S. Martini, S. Angelus e S. Marie de Vectorita, che dovevano formare il reddito nel castello principale di Castulo (53). 
Per il Di Pietro, il nucleo originario di Villavallelonga fu edificato dalle genti che avevano abbandonato l’antico castello di Rocca d’Acero, esistente «quasi all’ultimo della lunga Valle che finisce o per dir meglio principia alle falde del monte Turchio» (54). 
In una più precisa descrizione, lo situa «al fine del monte Aceretta, e propriamente nel luogo detto dal nominati Pontefici nelle Bolle di demarcazione – per serram de Ruo, o de Vivo», cioè tra l’Aceretta e Pescocanale (55). Anche il Bonanni, d’accordo con il Di Pietro, ritiene che Villavallelonga sia stata edificata «dagli abitanti dell’antico castello di Rocca d’Acero, che vollero così denominarlo, perché sito all’ultimo della lunga Valle che dà principio alle falde del monte Turchio (56) ».
Evidentemente la Rocca d’Acero doveva essere ubicata nei pressi dell’Aceretta (Capo d’Angro? Bonefisie?), ma il riferimento al monte Turchio, al di là dell’Aceretta, deve essere un modo certamente improprio di determinare l’inizio e il confine della Vallelonga. L’elemento più utile a sostegno di tale provenienza è costituito dalla chiesa di S. Leucio, che poi si ritrova trasferita alla Rocca di Cerro, nucleo originario di Villavallelonga, ma non sembra secondaria la linea di continuità che è possibile cogliere nella qualificazione dell’abitato. Infatti, gli antichi abitatori della Rocca d’Acero qualificarono la Rocca con l’indicazione della flora circostante (Acera = Acer opalus); cosi i fondatori del nucleo originario di Villavallelonga qualificarono la Rocca con l’indicazione di un esemplare floristico esistente nel luogo (Cerro = Quercus cerris), anche se la scelta non fu storicamente felice per la pregiudizievole omonimìa con la Rocca di Cerro nei pressi di Tagliacozzo.
  
In merito, invece, alla continuità della chiesa di S. Leucio, il Di Pietro la rintraccia in un elenco dei sussidi caritativi del XII secolo. I sussidi dovevano essere corrisposti alla Cattedrale Marsicana dalle chiese dei singoli paesi e per la chiesa di S. Leucio risulta una compartecipazione di Collelongo e della Rocca, infatti «in Rocca di Acero... ab Ecclesia Sancti Leuci, grani quartarta tria ad cuppam Castri Collislongi et Roccae» (57). 
Circa la fondazione della chiesa di S. Leucio in Rocca d’Acero, il Di Pietro la identifica con la chiesa di S. Leucio donata all’abate Ingoaldo di Farfa con un diploma di Lodovico Pio dell’anno 819. Infatti riferisce, o meglio annota, un successivo diploma del 998, dal quale risulta «in territorio marsicano curtem Sancti Leuci», a conferma della donazione dell’imperatore Ottone III al Monastero di Farfa (58-59).
  
Una prima sistematica rilevazione delle chiese marsicane viene fatta il 31 maggio 1188 con la Bolla pontificia di Clemente III che invia ad Eliano, Vescovo dei Marsi residente a S. Benedetto dei Marsi, l’elenco di 117 centri abitati con l’indicazione delle rispettive chiese, da ritenere di sicura appartenenza alla S. Sede (60). 
La Bolla non è insolita, ma costituisce una risposta alle numerose dispute tra la S. Sede e i Monasteri per la gestione dei diritti e delle rendite provenienti dalle chiese di incerta dipendenza. L’attuale Vallelonga, che nella parte fucense doveva chiamarsi Valle Trasaccana o Transaquana, si trova descritta con ordine dai Prati di Angro fino al lago di Fucino: ... Sancti Laurenti, in Angre; Sancti Leuci, Sancti Nicolai, in Rocca (originaria di Villa Collelongo, poi denominata Villa Vallelonga); Sancti Angeli, Sanctae Mariae, in Collelungo; Sancti Martini in Valle Trasaccana; Sancti Coesidi, in Transaque cum titulis suis (61) ”.
Inoltre viene citata la chiesa di S. Martini in Agne, vicino a Lecce dei Marsi, che non va confusa con la chiesa di S. Lorenzo ad Angro. Infine, risultano indicate anche le chiese di Sancti Maximi cum titulis suis e di Sanctae Mariae in Rocca di Cerro che attengono alla Rocca nei pressi di Tagliacozzo e non vanno confuse con le chiese di S. Leucio e di S. Nicola attribuite alla Rocca dopo Collelongo (62).
  
Per la chiesa di S. Leucio della Rocca (di Cerro), il Di Pietro riferisce la donazione del 1027 fatta al Monastero di Farfa dall’imperatore Corrado e poi la permuta con la chiesa di S. Nicola di Cappelle ottenuta dall’Abate di Casamari per volontà del Vescovo dei Marsi Zaccaria.
La permuta, però, fu annullata con la Bolla di Onorio III nel 1221 e, dopo alcuni anni di accese dispute, i diritti episcopali furono confermati al Vescovo dei Marsi con la Bolla di Gregorio IX nel 1236 (63). Le vicende della Chiesa di S. Leucio costituiscono una chiara testimonianza dei molti trasferimenti di chiese che seguivano ai rivolgimenti politico territoriali connessi al passaggio dal Ducato di Spoleto al Regno delle Due Sicilie, cosicché molte chiese dipendenti dal Monastero di Farfa vengono poi trasferite al Monastero di Monte Cassino. 
Gli abitanti della Rocca di Cerro, stabilitisi sulla sommità di Colle Quaresima, hanno dapprima eretto la chiesa di S. Nicola, che era il titolo di una delle chiese del castello abbandonato (Castulo?), poi hanno edificato la chiesa di S. Leucio, sopra un piccolo colle ad occidente dell’abitato, per non perdere la memoria dell’altro antico protettore del castello di Rocca d’Acero (64). 
Le due chiese sono attestate dalla riferita Bolla del 1188. In epoca successiva S. Nicola attribuisce il primo titolo alla parrocchia del luogo.
  
L’altra chiesa, fuori dalle mura, dedicata alla Madonna delle Grazie, ha un chiaro stile benedettino ed in origine è stata intitolata a S. Bartolomeo Apostolo (65). 
In merito alla fondazione di tale chiesa, si rileva un privilegio del 1137, concesso al Monastero di Montecassino dall’imperatore Lotario III.
Il documento elenca le seguenti chiese: ... S. Sebastiani e S. Angeli in Transaquis, S. Leuticii in Muscusi, S. Bartolomei in Arce, S. Maria in Collelongo, S. Maria in Luco.... (66).
Con tutta probabilità la citazione di “S. Bartolomei in Arce” con le vicine terre di Collelongo, Trasacco e Luco ed accanto a Muscusi, che era uno dei castelli della Vallelonga, sorregge l’ipotesi di un riferimento della località in Arce alla Rocca (da arx = Rocca) originaria di Villavallelonga, mentre la chiesa di S. Bartolomei altro non sarebbe che il primo titolo di consacrazione della chiesa poi intitolata alla Madonna delle Grazie (67). 
La variazione del titolo da S. Bartolomeo in Madonna delle Grazie potrebbe essere collegata al passaggio della chiesa dalla giurisdizione di Montecassino a quella della S. Sede. Ciò spiegherebbe l’assenza della chiesa nell’elenco di Clemente III (1188) ed in quello delle chiese marsicane dipendenti da Montecassino (1300); le date relative ai due documenti dovrebbero delimitare l’epoca dell’asserita variazione. 
  
Dopo la ricognizione delle principali fondazioni ecclesiali attestate nel periodo altomedioevale, è possibile rintracciare alcuni documenti vaticani che testimoniano il funzionamento delle chiese dipendenti dalla S. Sede. Si tratta di documentazioni della prima metà del XIV secolo, relative al pagamento delle decime da parte dei chierici, dei rettori e delle chiese marsicane. 
In quei tempi – e non soltanto allora – le chiese hanno posseduto molti appezzamenti di terreno soggetti a decima. I fondi venivano concessi in affittanza a terzi e si ritraeva un fitto in danaro e la decima parte dei prodotti in natura. Sulla base di queste entrate le chiese dovevano corrispondere la decima alla S. Sede (68).
Il primo documento si riferisce alla decima pagata nel 1308. Fra le chiese della Marsica, riportate nell’elenco dei pagamenti, si ritrova la somma di tarini ventuno versata dal chierici della Rocca di Cerro, mentre i chierici di Collelongo avevano versato la somma di tarini ventisette (69). 
  
Il secondo documento si riferisce alla decima pagata nel 1324. Nell’elenco sono citati i rettori, le chiese e i chierici di Collelongo e Rocca di Cerro che vengono compresi nella parrocchia di S. Cristina (70). Una coda di quest’ultima decima si ha il 28 marzo 1324, quando il clero di S. Maria di Collelongo viene chiamato nella cattedrale di S. Benedetto dei Marsi per giurare l’effettivo valore delle entrate. 
L’Abate giurava che le entrate ammontavano a sessanta carlini d’argento e che per la decima era stato versata la somma di sei tarini d’argento, computando due carlini per un tarino. Anche il clero di S. Giovanni di Collelongo doveva giurare il valore delle entrate e l’Arciprete, secondo una comune stima, le faceva ammontare a cinque once d’argento, cosicché la decima corrispondeva alla somma di quindici tarini d’argento, computando due carlini d’argento per un tarino (71-72). Evidentemente il giuramento veniva richiesto per l’incerta dipendenza di tali chiese; infatti la S. Maria di Collelongo esemplifica le dispute fra la S. Sede e il Monachesimo, trovandosi ad un tempo pretesa dal Vescovo dei Marsi e dall’Abate di Montecassino (73-74). 
  
Questi pagamenti documentano il sistema decimale, in vigore nel periodo medioevale, per la coltivazione dei terreni e per l’uso dei beni ecclesiastici.
Tuttavia, oltre a rappresentare dati di sicuro interesse economico, hanno permesso e permettono di riscontrare i nomi degli abitati e delle chiese medioevali, che, dopo la fondazione, ricevono una migliore e più completa identificazione.
 

Tratto dal libro "Storia di Villavallelongadel prof. Leucio Palozzi
 

 
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