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San Leucio Patrono
Testi rivisti e parzialmente aggiornati dall’autore; si rinvia al volume per le illustrazioni, tabelle e documenti, note cartografiche e bibliografiche (di quest’ultime si mantengono i riferimenti per una prossima ristrutturazione
L’adesione religiosa è qui caratterizzata da una peculiarità culturale che nel corso dei secoli ha manifestato una grande considerazione per le tradizioni popolari ed un limitato cedimento alle esigenze progressiste della mentalità moderna. La vena devozionale, semplice e spontanea, affonda le radici nel particolare modo di intendere il fatto religioso come identificazione con la vita del popolo e, in talune residue manifestazioni, come fenomeno sorretto dalla superstizione e dalla magia, dalla tradizione miracolista e dalle pratiche feudali.  
Il culto di San Leucio viene a testimoniare un sentimento millenario, profondo e diffuso, che per tanti secoli ha formato lo spirito delle generazioni del luogo ed assai spesso si confonde con l’affetto e la passione per il luogo natìo, di cui è il venerato Patrono.
 
Il Santo originario di Alessandria d’Egitto ha una vita leggendaria costellata di miracoli e a Brindisi fu primo Vescovo (Diocesi di “Brundisium”) (28).
I pastori della Vallelonga, già nei primi tempi della Chiesa, migravano con le greggi in Puglia ed in quei luoghi avevano avuto modo di conoscere il culto per il primo Vescovo brindisino; in epoche successive, avevano seguito le alterne vicende della Sua traslazione in Trani, Benevento ed anche altrove, così dal focolaio pugliese nasceva e si diffondeva la devozione per S. Leucio ed i pastori riconducevano alla terra natale un culto che a Villavallelonga ha trovato espressione nella edificazione delle chiese intitolate al Santo, attestate da oltre un millennio. L’esame di tali antichissimi documenti è stato svolto nel paragrafo relativo alle prime istituzioni ecclesiali della Rocca di Cerro, mentre ora si descrive l’evoluzione del culto negli ultimi secoli, con i documenti che lo comprovano e con particolare riferimento alla natura laica del patronato locale.
 
Il Corsignani nel 1738 descrive il tempio di “S. Lucio” (S. Leucio) e quello di “Nostra Donna” (Madonna delle Grazie) « vicino ad un rivo d’acqua assai rinomata, detto il fonte della Villa » (29). In seguito all’editto emanato da Mons. Dragonetti nel 1728, un registro descrive le chiese del luogo e indica quella « consacrata al glorioso S. Leucio Protettore », ubicata a mezzo miglio dal paese. Nella chiesa si trovava una preziosa pittura, posta sull’altare e con al fianco la statua del Santo, mentre una campanella era stata acquistata a spese di Francesco Antonio Grande (30). L’erezione della chiesa fuori dalle mura, che un tempo cingevano l’abitato, e per di più senza clero, sembra strana e contraddittoria in relazione all’origine antica di tale culto e alla necessità di assicurare la conservazione e la tutela della statua, degli ornamenti sacri e della reliquia.
 
Una spiegazione può essere fondata sulla rilevazione delle situazioni esistenti nelle altre località che venerano il Santo (31). L’ubicazione fuori dalle mura per le chiese principali, intitolare al solo S. Leucio, è la caratterista comune di Brindisi, Trani, Caserta, Benevento, San Salvatore Telesino, Rocca di Mezzo e Villavallelonga. 
Lo stesso rilievo non può invece essere proposto per le chiese ubicate all’interno delle mura, dove S. Leucio si trova per lo più aggiunto ad altri Santi. Difatti la chiesa parrocchiale di Villavallelonga è stata originariamente intitolata al solo S. Nicola (S. Niccolò), al quale poi si è aggiunto S. Leucio nella prima metà del XVIII secolo.
Le ragioni della predetta ubicazione sarebbero da porre in relazione con la storica provenienza di Leucio da un’altra terra (dalla nativa Alessandria d’Egitto o da Roma per comando di S. Pietro), certamente lontana da Brindisi. 
Inoltre, le chiese principali intitolate al Santo si trovano tutte ad occidente, rispetto all’abitato, e a Brindisi S. Leucio entrò per la prima volta attraverso la porta occidentale della città. Infine, la prima chiesa a Lui intitolata fu edificata ad occidente, fuori dalle mura di Brindisi, a memoria di quella provenienza e a testimonianza di una vocazione pastorale che il paganesimo, diffuso nella città, ha dapprima relegato all’esterno delle mura, ma poi, dopo la raggiunta conversione ad opera di S. Leucio, le chiese per l’esercizio pastorale verranno edificate al centro della città. Se questa è la tradizione brindisina, per le altre località non può che trattarsi di fedeltà a quei significati originari; così a Villavallelonga la chiesa fu edificata ad ovest, fuori dalle mura, quasi il Santo dovesse anche presidiare, dalla sommità del colle di S. Leucio, le vitali sorgenti poste ai suoi piedi. I documenti locali attestano che nelle annate di siccità la sola sorgente che non perdesse l’alimentazione era la Fontevecchia di S. Leucio, utilizzata anche dai collelonghesi per il proprio bestiame « in conformità dell’istrumento tra loro celebrato fino all’anno 1583 » (32). 
 
Un particolare rilievo rivestono i documenti che attestano la natura laica del patronato di S. Leucio e la diversità rispetto a S. Nicola che è stato il titolo originario e la prima sede della parrocchia del luogo. 
L’ attestazione più significativa in tal senso, si rintraccia nell’Elenco dei sussidi caritativi che nel XII secolo dovevano essere corrisposti alla Diocesi dei Marsi per conto della chiesa di S. Leucio (33). In epoca moderna con la donazione dei terreni al Santo si è andata formando la tavola del Capitolo di S. Luzio (S. Leucio) che nei catasti antichi trae origine dai beni donati nel 1675 da Gabriele e Pasqua1e Iannotta (34). 
La natura laica del patronato di S. Leucio si afferma in modo inequivocabile nella tabella degli ufficii e delle messe da celebrare nell’anno; infatti risulta che l’Università (Comune) di Villavallelonga era tenuta a far pagare al « Signore della festa del Protettore S. Leucio », per la dedicazione della chiesa parrocchiale, la somma di ducati undici alla data del “2 settembre” (35). 
Lo stesso documento fa obbligo all’Università (Comune) di far celebrare due uffici annui, uno nella festa di S. Sebastiano e l’altro nella festa della Visitazione di Maria SS. il 2 di luglio, per la rissa con la vicina Università di Collelongo che, evidentemente, doveva essersi risolta a favore della Villa (36).
In merito si è formata una tradizione orale per la quale si attribuisce ai collelonghesi l’iniziativa di volersi appropriare delle fonti sorgenti ai piedi del Colle di S. Leucio e di voler trafugare la statua del Santo. Invero, nel riferito elenco dei sussidi caritativi era detto « in Rocca di Acero... ab Ecclesia Sancti Leuci, grani quartarta tria ad cuppam Castri Collislongi et Roccae >> e con tutta probabilità da questa antica compartecipazione è giustificata la devozione per San Leucio anche da parte del popolo collelonghese (37). 
 
Oltre alla natura laica del patronato di S. Leucio, si osserva l’evoluzione del culto attraverso l’approvazione dell’Ufficio del Santo nel Rito doppio di prima classe con l’ottava e la donazione della Reliquia dalla cui data si festeggiano le ricorrenze centenarie. Il primo evento consegue alla richiesta avanzata dal clero di Villavallelonga nel 1767; l’istanza di approvazione dell’Ufficio di S. Leucio, presentata alla Sacra Congregazione dei Riti, fu facilitata da successive memorie nelle quali si precisava che la chiesa parrocchiale era intitolata anche a S. Leucio (38).
La condizione decisiva era però rappresentata dal fatto che il Protettore fosse venerato da tempo antichissimo e questa circostanza permise l’accoglimento dell’istanza, in quanto si trattava di un culto anteriore al 1630, quindi, non soggetto alle limitazioni del decreto di Urbano VIII, emanato appunto in tale anno. 
La Sacra Congregazione dei Riti aveva affidato l’istruzione della pratica all’avv. Gian Battista Alegiani, il legale di fiducia dello storico Antinori; dal conto delle spese fatte per ottenere l’Ufficio di S. Leucio il clero di Villa dovette pagare la somma di scudi sei, pari al costo di 72 copie del memoriale, dei diritti di segreteria, delle mance, del viatico e delle funzioni legali (39). Il decreto del gennaio 1769 estendeva alla comunità di Villavallelonga le orazioni di S. Leucio da quelle della Diocesi di Trani (1741).
  
Tuttavia nel documento non si faceva menzione del Rito, cioè della solennità con cui si dovesse recitare il detto Ufficio, ma, essendo S. Leucio titolare della chiesa parrocchiale e Patrono principale, spettava di diritto (de jure) il Rito doppio di prima classe con l’ottava, in base ad un decreto del 1720 (40).
Il documento di approvazione, oltre a segnare una tappa significativa nell’evoluzione del culto a S. Leucio, costituisce anche uno dei primi atti ufficiali attestante la moderna designazione di Villavallelonga. Ogni variazione, come sempre avviene, non è mai istantanea e sistematica, così trova spiegazione la lettera di Fra Berardino Mezzadri del 26 febbraio 1769, scritta in seguito alla visita a Roma del sig. Abate Floridi, nella quale si precisa:
« Debbo però pregarla a rispondermi con sollecitudine su quanto qui aggiungo; cioè che nell’accennato Decreto si dice: ... Villae Vallis Longae. Il suddetto sig. Abb. Floridi dice doversi scrivere Collis Longae non Vallis Longae, acciocché se si dovrà correggere si faccia prima d’inviarlo costà e per questo fine ritengo presso di me il Decreto Originale » (41). 
Evidentemente la variazione della denominazione del luogo tardava a diffondersi, giacché l’evoluzione del culto a S. Leucio è intimamente legata alla fondazione dell’Università di Villavallelonga.
Il fatto religioso e l’evento civile si trovano raffigurati nello stemma dell’Università che contiene l’immagine di S. Leucio contornata dall’iscrizione “S. Leucius Villa Vallelonga 1747”. Il sigillo ha convalidato tutti i documenti dell’Università (Comune) a far data dal 1747 (42).
  
Dopo i cambiamenti civili avvenuti nello scorcio della prima metà del XVIII secolo, si registra il fatto eccezionale della donazione della reliquia di S. Leucio.
Nel 1778 alcuni pastori villavallelonghesi, locati di Puglia, tornavano dal Tavoliere e, dopo aver varcato la forca Trivella, che dal lago di Fucino immetteva nel territorio di Villa, consegnavano al clero della terra natale la preziosa reliquia di un osso del dito di S. Leucio. Lo storico evento viene attestato da due documenti vescovili (43).
La prima testimonianza è dell’8 ottobre 1778 e si riferisce alla donazione della reliquia di S. Leucio da parte dell’Arcivescovo di Trani, Mons. Gaetano Maria Capicio. La donazione si inserisce nel quadro delle tradizioni dei pastori di Villa che transumavano con il gregge in Puglia ed erano soliti fermarsi per antica devozione presso la cattedrale di Trani.
Lì trascorrevano la notte in canti e festeggiamenti; inoltre, il clero di Trani è stato un tramite per l’estensione delle proprie orazioni in onore di S. Leucio al clero di Villavallelonga e poi ha offerto un frammento delle venerate reliquie del Santo.
  
L’altro documento del 10 dicembre 1778, datato in Pescina dal Vescovo dei Marsi Mons. Francesco Vincenzo Lajezza, contiene l’autentica del dono, « custodito in teca d’argento di forma ovale e protetta anteriormente da un cristallo », pare si tratti di una falange del dito mignolo. L’avvenimento risulta anche da un’iscrizione in pietra, forse mutila, che si trova sulla facciata della chiesa di S. Leucio e dice così: « A.D. 1778 DE IURE PATRONATUS LAICORUM VEL FUNDATORUM UNIVERSITATIS VILLAVALLIS(LONGAE) ».
L’indicazione del patronato laico è di tutta evidenza e l’attribuzione della funzione istitutiva dell’Università di Villavallelonga segna, ad un tempo, una storica tappa di evoluzione civile e religiosa.

L’arrivo della reliquia non poteva non tradursi in un rinnovato ardore che si rintraccia in alcuni atti decurionali e nelle risoluzioni popolari.
Una importante risoluzione è quella del 3 maggio 1779 con la quale si stabilivano i turni di lavoro che i capifamiglia dovevano rispettare per ultimare e decorare la chiesa del Patrono. Anche la vigilanza alla chiesa veniva assicurata mediante l’eremita Gizzi Rocco che vi rimaneva fino al 1797 (44).
La deliberazione del 1° giugno 1806 ha invece previsto il pagamento di una congrua annuale all’Abate per le celebrazioni da tenere nella ristabilita chiesa di S. Leucio; ancora in applicazione di una delibera decurionale del 23 marzo 1823 si disponeva che alla chiesa fosse assegnato un sacerdote canonico della parrocchiale ed il primo incarico veniva conferito a Don Giuseppe Mastrella (45). Nel frattempo si andavano moltiplicando le donazioni di beni e terreni al Capitolo di S. Leucio e le rendite venivano amministrate dal Comune fino al 1823, quando una delibera le assegnava direttamente alla parrocchiale, in sostituzione della congrua che annualmente si pagava (46). 
  
In altri Comuni molti benefici di S. Leucio, unitamente ai boschi, alle foreste, ai beni allodiali, avevano costituito i primi fondi del cosiddetto demanio dello Stato (47). 
Per la verità nel 1875 il Comune di Villavallelonga si proverà a rivendicare i beni ecclesiastici del Capitolo di S. Leucio, volendo ricomprenderli nel demanio in forza delle leggi eversive del 1866-67; si assumeva, infatti, la proprietà dei beni e il patronato del Comune che fino al 1823 aveva amministrato a piacimento le rendite di tali beni. Tuttavia sul diritto di proprietà era intervenuta la prescrizione trentennale ed il patronato dei beni era ormai parte del beneficio parrocchiale che non poteva essere soppresso, né convertito in rendita pubblica (48).
  
La particolare solennità riconosciuta all’arrivo della reliquia ha dato inizio alla datazione dei festeggiamenti, le cui ricorrenze centenarie rivestono un chiaro spessore storico. 
Due iscrizioni in pietra del 1878 testimoniano la ricorrenza del primo centenario: la prima è posta sul lato della chiesa che guarda la Villa e dice: « Compiendosi l’anno centenario in che giunse a Villavallelonga l’insigne Reliquia del S. Patrono Leucio a memoria del solennissimo fatto M. Eleuterio Bianchi segnò 2 settembre 1878 ».
L’altra iscrizione in latino, su pietra lievemente bombata, si riferisce alla probabile erezione di una cappella in onore del Santo, che doveva essere ubicata in un sito soprastante la canale feudale, ora non più esistente (49).
L’iscrizione dice: « Ab obtenta D.vi Leucii Reliquia centesimo recurrente cives festantes ad memoriam erexere 1878 »; cioè: « Ricorrendo il centesimo (anno) da quando fu ottenuta la reliquia di S. Leucio, i cittadini esultanti a ricordo eressero, 1878 » (50).
Il terremoto del 1915 ha distrutto sia la parrocchiale che la cappella, poi la pietra è stata inserita nel muro di contenimento del centro storico ed ora si ritrova in luogo più proprio sul prospetto della chiesa di S. Leucio.
 
Anche sul basamento in pietra, che sorregge una croce innanzi alla chiesa, si rinviene un’iscrizione, appena percettibile, sulla facciata del secondo gradino, che dice: « Provvidero a far elevare (questa) croce ... Bianchi e... Coccia » (51).
Di recente compilazione è invece l’altro messaggio che sulla porta della Chiesa testimonia il ricorrere del secondo centenario “Il popolo di Villavallelonga a ricordo del 2° centenario dall’arrivo della reliquia del Santo Patrono Leucio. Villavallelonga addì 2 settembre 1978 » (52). Infine la tradizione attuale festeggia S. Leucio l’11 gennaio, data della commemorazione di Sancti Leucii confessoris, riportata nel Martirologio Geronimiano, mentre i solenni festeggiamenti vengono riproposti in forma solenne il 2 settembre (53). 
 
L’organizzazione delle manifestazioni civili e religiose viene demandata ad un Comitato di cittadini, la cui composizione viene determinata dalla sorte in modo che risultino eletti deputati soltanto i capifamiglia estratti dopo l’uscita del biglietto recante il nome di S. Leucio (54). 
Queste modalità elettive, condotte dai rappresentanti del Comune, sembrano resistere alla lunga tradizione laica del patronato di San Leucio. Anche negli U.S.A. e nel Canada i festeggiamenti sono celebrati alle stesse date e l’organizzazione viene demandata al Club di S. Leucio che mantiene viva la vena devozionale che lo lega culturalmente e socialmente alla terra d’origine.

In passato, all’aia canale si sono tenute importanti e frequentate “fiere di animali” che il 2 settembre assicuravano un caratteristico ambiente al passaggio della processione di S. Leucio. Al contrario, una tradizione antichissima ancora viva e suggestiva si ripete ogni anno durante la stagione estiva, al verificarsi della transumanza interna.
Dopo la falciatura del fieno nei prati di Angro, le greggi lasciano il paese ed i pastori pongono gli stazzi nei pressi della rinomata fonte Aceretta. 
Ai festaroli di S. Leucio corre l’obbligo di tramandare l’usanza dell’offerta ai pastori della prima cena di montagna, in segno di riconoscenza per il ruolo primario assolto dai loro antenati nella formazione del culto al Santo Patrono. I rappresentanti degli storici portatori di questa fede non mancano di riservare l’invito a trascorrere la notte con loro, in canti ed allegria. Così, al mattino, la prima mungitura, unitamente a quella della sera precedente, fornisce una copiosa quantità di latte che viene donata per la festività di S. Leucio ed il ricavato viene utilizzato per una degna celebrazione dei festeggiamenti civili e religiosi.
 

Tratto dal libro "Storia di Villavallelongadel prof. Leucio Palozzi
 

 
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